Mostra e Convegno
15 vedute del Sannio
disegnate da Paolo Petti scenografo
dal 22 maggio 2010 al 10 giugno 2010
Biblioteca Provinciale di Benevento
Si possono acquistare le cartelle contenenti le stampe degli originali esposti contattando l'autore.
Cartelle 100x70 cm da 15 stampe
Cartelle 100x70 cm da 10 stampe
Cartelle 100x70 cm da 5 stampe
Cartelle 70x50 cm da 15 stampe
Cartelle 70x50 cm da 10 stampe
Cartelle 70x50 cm da 5 stampe
Il mestiere dello scenografo offre l'opportunità di stabilire con l' "esterno" e col paesaggio un rapporto di variabilità emotiva che attraversa il tempo, la storia, i grandi eventi sociali, le atmosfere e la pulsione della sospensione metafìsica.
Lo scenografo indaga, analizza, "colloca nel periodo" , ragiona anche sul " brutto sublime" e lo finalizza ad un racconto e ad una idea. Il percorso emotivo parte dal soggetto e arriva all'oggetto; esattamente il contrario di ciò che succede per l'autore dell'arte visiva.
Ciò obbliga ad una restituzione fedele, esatta e meticolosa dell' "esterrno" cosi com'è o più in generale del paesaggio in modo che esso stesso diventi racconto e riveli tutta la sua storia, la sua luce, la sua atmosfera, la sua modificazione e il suo divenire secondo il pensiero di Lavoisier.
Nel disegnare questa quindicina di vedute Sannite ho privilegiato le periferie, quello che resta della campagna e in particolare le vecchie fabbriche (tra queste anche qualcuna purtroppo già demolita), i vecchi laboratori dismessi, le moderne "rovine" di settecentesca memoria; da queste ho tratto le più intense emozioni. In una fornace ho "visto" la più grande biblioteca surreale mai immaginata e realizzata da un artista: migliaia e migliaia di mattoni crudi posti verticalmente su strutture — scaffali in un labirinto simmetrico: ho pensato alla biblioteca di Borges.
In un essiccatoio di tabacco ho "sentito" il più grande organo per vento del mondo; centinaia di finestre (per un edificio lungo 200 metri e alto 14 m. ) che con un sistema di basculaggio regolato da cordicelle dal basso verso l'alto, regolavano l'affluenza del vento ed il suo sibilo; ho immaginato cosa si potesse ascoltare nelle notti ventose nel buio della notte.
A volte mi chiedo perché questi luoghi di attività umana, di ingegno, di sfruttamento, di dolore e speranze non abbiano la stessa considerazione, la stessa attenzione alla conservazione, lo stesso rispetto che è attribuito agli edifici religiosi e civili.